Diario di Carlotta Linguadoca
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Catapultata in una realtà che mi è stata così tante volte descritta, ma che mai sarei riuscita ad immaginare fino in fondo.

In Africa è tutto diverso.

Vivono in un modo così distante dal nostro. È un’altra realtà.

Sì, ma rimane solo un’idea finché non lo vedi con i tuoi occhi.
Siamo partiti in aeroporto da Roma e ci siamo ritrovati a Enugu.
Rosi continuava a ripetermi di starle vicina, di non parlare con nessuno, tutti si buttavano addosso… tutto così diverso e io ero piena di curiosità, volevo conoscere, capire cosa ci fosse fuori dal mio piccolo mondo.

È stato forte, spiazzante.
Cosa?

Forse le strade… non dimenticherò mai le strade Nigeriane. Credo che le strade dicano molto di un luogo… e lì urlavano.

Non c’era un segnale stradale, mancava l’asfalto, un’infinità di buche e ogni regola della strada era nulla, eppure, non so come, aveva un suo equilibrio. Forse vedere sulla strada ragazzi della mia età, o più piccoli, che si lanciavano sulle macchine per riuscire a vendere una manciata di noccioline. Li guardavo e pensavo a me, che fino ad una settimana prima, ero a casa a litigare con i miei perché volevo fare più tardi la sera.. non riuscivo a non sentirmi in colpa.

Poi li ho conosciuti quei bambini, quei ragazzi capaci di sorridere nonostante tutto, capaci di divertirsi, di essere felici, di accontentarsi, nel bene e nel male.
Ci sarebbero così tante cose da dire, ma forse questo mi ha colpita più di tutte.